• Maria Francesca Carnovale

INSULINO RESISTENZA



L’insulina è un ormone anabolico secreto dal pancreas in risposta ad elevati livelli di glucosio nel sangue. Quindi il suo compito è quello di mantenere stabili i livelli ematici di glucosio. Come? Trasportando il glucosio nelle cellule del muscolo, del fegato e del tessuto adiposo: nel muscolo e nel fegato l’insulina usa gli zuccheri per formare riserve di glucosio chiamate glicogeno, mentre nel tessuto adiposo immagazzina queste riserve sotto forma di grasso.


Fisiologicamente, quando consumiamo un pasto di carboidrati, questi vengono assorbiti dall'intestino, entrano nel sangue e il pancreas secerne l’insulina. L’insulina andrà a stimolare le cellule in modo da far uscire i ricettori del glucosio (GLUT4), così da permettere a quest’ultimo di entrare dentro la cellula, accumulando energia.

Quando però si ha il consumo protratto di pasti abbondanti ad alto carico glicemico, il pancreas produce una maggiore quantità di insulina, e questo porta a una riduzione dei suoi recettori. Dovendo abbassare la glicemia, il pancreas produce sempre più insulina: c’è così tanta insulina in circolo (condizione definita iperinsulinemia), ma non funziona più.

Quindi gli zuccheri che non entrano nelle cellule restano in circolo: questa condizione si chiama insulino-resistenza.


Il fegato nel frattempo trasforma più glucosio che può in grassi che invierà attraverso il sangue nel tessuto adiposo. La conseguenza per il nostro corpo è che il girovita inizia ad aumentare. Quindi l’eccesso d’insulina sul tessuto adiposo ha due effetti: facilita il trasporto dei grassi all'interno delle cellule adipose e impedisce loro di allontanarsene (quindi stimola il loro accumulo nel tessuto adiposo), ostacolando così fortemente il dimagrimento.


A lungo andare, le cellule pancreatiche esauriscono la loro capacità di produrre elevati livelli di insulina e si avrà iperglicemia e dunque il diabete.

Possiamo quindi considerare l'insulino-resistenza come una forma di pre-diabete.



Le cause sono numerose: fattori ormonali (eccesso di adrenalina, cortisolo, glucagone, antagonisti dell’insulina), genetici (mutazioni dei recettori insulinici), scorretto stile di vita (dieta carica di pane bianco, riso, pizza, crackers, cornetti, zucchero, patate fritte e scarso esercizio fisico).


Oltre che nei soggetti predisposti geneticamente, l'insulino-resistenza può presentarsi in persone con ipertensione, obesità addominale, steatosi epatica, sindrome metabolica, aterosclerosi, sindrome dell’ovaio policistico e dislipidemia.


Essendo l’insulino-resistenza assolutamente asintomatica, per riconoscerla clinicamente è importante valutare il dosaggio ematico dei valori di insulina basale, glicemia basale ed emoglobina glicata per valutare eventuali squilibri nel metabolismo dei carboidrati.

Un valido test da poter effettuale è la curva glicemica (OGTT) che consiste nella determinazione dei livelli plasmatici di glucosio.

La presenza di insulino-resistenza viene valutata anche mediante l’HOMA INDEX

HOMA Index = (glicemia x insulinemia) / 22.5

Range di normalità (cioè soggetti non insulino resistenti) : 0,23 – 2.5


L'Insulino Resistenza è una caratteristica tipica della Sindrome Metabolica e un forte predittore dello sviluppo di Diabete Mellito di tipo 2.



Strategie da adottare


- Obesità centrale

Il grasso accumulato a livello addominale è ormai considerato un organo attivo che produce ormoni e sostanze che possono essere concausa non solo di insulino-resistenza, ma anche di pressione alta, ipercolesterolemia e malattie cardiovascolari.


Il grasso addominale determina una infiammazione cronica dell’organismo, che lo danneggia nel tempo in modo del tutto asintomatico.


Obesità centrale per gli uomini: circonferenza vita ≥ 94cm Obesità centrale per le donne: circonferenza vita ≥ 80cm


Ridurre il proprio peso corporeo del 5-10% può portare ad una significativa diminuzione della resistenza insulinica. Chi ne soffre deve quindi intervenire subito aumentando il livello di attività fisica e adottando la giusta alimentazione.



Il cosiddetto biotipo "a mela" è quello caratterizzato proprio da accumulo di grasso sull'addome ed è pertanto quello più a rischio di sviluppo di patologie metaboliche rispetto al biotipo "a pera" che accumula invece il grasso prevalentemente sui fianchi.



- Alimentazione

L’alimentazione mediterranea è la miglior scelta da seguire. Per risolvere il problema dell’insulino-resistenza bisogna evitare il consumo di zuccheri semplici e farine raffinate (dolci, merendine, cornetti, pane bianco...), che favoriscono i picchi glicemici e quindi aumentano all'improvviso i livelli di insulina. Per mantenere, inoltre, la calma insulinica dovremmo accoppiare ad ogni pasto (colazione, pranzo e cena) una fonte di carboidrati integrali con una di proteine di qualità ed una di fibre, evitando l’insorgenza di picchi glicemici che potrebbero verificarsi anche solo con un piatto di pasta. La pasta dev’essere al dente ed è preferibile la pasta lunga (es. spaghetti). L’alimentazione dovrebbe avere un contenuto di carboidrati a basso indice glicemico, per questo preferire i legumi e molti cereali e pseudocereali integrali (orzo, quinoa...). Verdura e frutta devono essere costantemente presenti perché è fondamentale assumere il giusto apporto di fibre, che aiuta anche a rendere più graduale il rilascio di glucosio dagli alimenti. La frutta va mangiata come spuntino e non a fine pasto.



- Attività fisica

Sono raccomandate attività aerobiche ad intensità moderata per almeno 150 minuti a settimana o di esercizio vigoroso per almeno 75 minuti a settimana. L’attività fisica deve essere distribuita in almeno 3 giorni a settimana e non ci devono essere più di 2 giorni consecutivi senza attività fisica.


L'attività fisica induce importanti effetti metabolici ed è considerata fondamentale per ridurre la resistenza insulinica.

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