• Maria Francesca Carnovale

Sindrome dell'Intestino Irritabile (IBS)


La sindrome dell’intestino irritabile, detta anche ‘colon irritabile’, è un disordine intestinale funzionale, che si presenta tipicamente con un fastidio o dolore addominale, che migliora dopo l'evacuazione; l'intestino può essere stitico, diarroico oppure di tipo misto, ossia con alternanza fra stipsi e diarrea.

Quindi tutta la sindrome dell'intestino irritabile ruota intorno a due sintomi principali: le alterazioni delle funzioni intestinali (stipsi o diarrea) e dolore addominale.

Si calcola che ne sia affetto il 20% della popolazione generale, anche tra i bambini.



CAUSE

La causa della sindrome dell’intestino irritabile è sconosciuta. Fattori emotivi, alimentari, ormonali o l’assunzione di farmaci possono scatenare o aggravare i sintomi gastrointestinali.

Storicamente, il disturbo è stato considerato come puramente psicosomatico.

Sebbene i fattori psicosociali siano coinvolti, la causa della sindrome dell’intestino irritabile riconosce sul piano fisiologico una combinazione di fattori psicosociali e alterazioni della fisiologia (eziopatogenesi multifattoriali). Le alterazioni della normale fisiologia intestinale prevedono alterazioni della motilità, ipersensibilità viscerale e/o fattori genetici e ambientali.



SINTOMI

Il quadro clinico è variabile e comprende sintomi intestinali ed extra-intestinale.


Tra i sintomi digestivi troviamo:

- dolore addominale cronico, crampiforme di intensità variabile e con riacutizzazioni periodiche. Può essere un dolore sordo ma a volte intenso e può essere esacerbato da tensione emotiva e assunzione di cibo. L’evacuazione in genere provoca sollievo.

- alterazione dell’alvo: diarroico, stiptico, alterno o normale con episodi di diarrea e stipsi. La diarrea è in genere caratterizzata da evacuazioni frequenti di feci molli di volume moderato, le evacuazioni sono diurne spesso postprandiali o al risveglio. Le evacuazioni sono in genere precedute da dolori addominali crampiformi e sono comuni l’urgenza defecatoria, la sensazione di evacuazione completa e, a volte, l’incontinenza fecale.


I sintomi extra-intestinali comprendono disfunzioni sessuali, dismenorrea, dispareunia, minzione frequente e urgenza urinaria e sintomi correlati alla fibromialgia.



CRITERI DIAGNOSTICI

Per fare la diagnosi di sindrome da intestino irritabile ci sono i criteri Roma III.


La sindrome da intestino irritabile è caratterizzata da:

Dolore o fastidio addominale ricorrente per almeno 3 giorni al mese negli ultimi 3 mesi associato a 2 o più dei seguenti sintomi:

- alleviato dalla evacuazione

- esordio associato ad alterazione della frequenza dell’alvo

- esordio associato ad alterazioni della consistenza delle feci


Il percorso diagnostico essenzialmente si basa sul rilievo di uno dei criteri Roma III ma sopratutto sull'escludere le patologie organiche. Quindi la diagnosi della sindrome dell'intestino irritabile è una diagnosi di esclusione.



TERAPIA NUTRIZIONALE

Bisogna fare particolarmente attenzione a delle molecole presenti in varie classi di alimenti che sembrerebbero peggiorare la sintomatologia dei pazienti affetti da IBS. Queste sostanze vengono definite FODMAP, acronimo inglese che sta per ‘fermetable oligo-, di-, mono-saccharides and polyols’, ossia ‘oligosaccaridi, disaccaridi e monosaccaridi fermentabili e polioli’.

I FODMAP sono quindi zuccheri che non vengono assorbiti correttamente nell'intestino, innescando così i sintomi nelle persone con IBS. I FODMAP si trovano naturalmente in molti alimenti e additivi alimentari.

I FODMAP sono molecole piccole e quindi osmoticamente attive che vengono scarsamente assorbite nel piccolo intestino e sono molecole rapidamente fermentabili dalla flora batterica data la loro corta catena.

I carboidrati incriminati sono lattosio, fruttosio, fruttani, galattani e polialcoli (sorbitolo, mannitolo, maltitolo, xilitolo e isomalto).




Una dieta a basso contenuto di FODMAP aiuta a ridurre i sintomi tipici della sindrome dell'intestino irritabile e a migliorare lo stato di benessere dell'individuo.

Sono stati, per questo, individuati alimenti ad alto e a basso contenuto di FODMAP.






RACCOMANDAZIONI

Identificare i cibi cui si è intolleranti aiutandosi mediante registrazione con diario alimentare.


Limitare il consumo dei seguenti alimenti:

- Cibi e bevande che contribuiscono alla formazione di gas nel lume intestinale come legumi, soia, cavoli, ravanelli, cipolle, broccoli, cavolfiore, cetrioli, crauti, castagne, prugne, banane, dolcificanti artificiali come sorbitolo e mannitolo (contenuti nelle caramelle light e nei chewing-gum)

- Cibi che contengono grandi quantità di fruttosio e zuccheri raffinati (es. bibite gassate e zuccherate, succhi di frutta, marmellate, thè freddi confezionati)


Frazionare i pasti nell'arco della giornata consumando 3 pasti principali e 2 spuntini.


Scegliere i metodi di cottura più semplici.


Ridurre l’uso di grassi da condimento di origine animale come burro, lardo, strutto, pancetta, panna, besciamella, e di margarina vegetale. Prediligere l’olio extravergine d’oliva.


Limitare l’introduzione di alcool e caffeina.


Evitare il consumo di cibi eccessivamente caldi o freddi.


Praticare regolarmente almeno mezz'ora al giorno di attività fisica moderata (passeggiate a piedi, in bicicletta o nuoto).


Bere almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno.


La terapia farmacologica, che si avvale di diverse classi di farmaci con differente meccanismo d’azione, è indicata nei pazienti con sintomi moderati o severi che compromettono la qualità della vita e dovrebbe essere orientata a trattare il sintomo prevalente sia nelle fasi acute sia nel mantenimento a lungo termine.



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